Roma, Città Eterna: dove storia, riti e tradizioni hanno radici profonde secoli.
Sarà per questo che a ogni inizio estate, ciclicamente, da anni tornano in cronaca gli stessi argomenti: conversione in tassisti dei guidatori delle botticelle e proposte di legge per abolirle.
Perché ormai ad essere ‘percepita’ non è più soltanto la temperatura, vedi qui da Il Quotidiano del Lazio: “Le carrozze con i cavalli, un tempo associate a un’immagine romantica della Capitale, oggi vengono percepite da molti come un retaggio da superare”.
E siccome le cose ‘percepite da molti’ (specialmente sui social) fanno rima con ‘votate da molti’ meglio adeguarsi, e cavalcare la botticella – per quanto sia, dal punto di vista equestre, un ossimoro bell’e buono.
Ecco quindi arieggiare di nuovo la riconversione delle licenze dei vetturini con il passaggio verso il servizio taxi.
Un evergreen, rispolverato con più o meno vigore a seconda di quel che succede ai cavalli che lavorano per le strade della Capitale.
E di concerto ci sono anche le versioni opposte, come quella dell’architetto de ‘Il Miracolo della Neve’, Cesare Esposito: “Non sono i cavalli, ma le auto che devono scomparire”.
Che continua: “”Pensare a Roma senza le botticelle è tristissimo, ed è una grave offesa alla città, sono le macchine che devono scomparire, piuttosto, non i cavalli, che fanno da sempre parte della storia della Capitale. Del resto allora si dovrebbero fermare anche la polizia a cavallo, l’esercito, i carabinieri…Altro che piste ciclabili, altro che macchine che profanano giorno dopo giorno i nostri luoghi più sacri come Porta San Paolo, facciamo invece percorsi per i cavalli, sarebbero isole di cultura, spazi contemplativi, omaggio alla bellezza e ai più grandi artisti di Roma”.
Un opinione del tutto sovversiva, ovviamente, quella riportata da AdnKronos: volete mettere il numero di voti degli automobilisti a confronto con quello di chi vorrebbe ‘più cavalli per tutti’?…
C’è però un neo in questo ragionamento: tornare ai bei tempi andati si potrebbe fare, a patto di ripristinarne anche il buon senso: quando faceva troppo caldo di giorno si lavorava di notte.
L’overtourism moderno sarebbe disposto ad adeguarsi?
Temiamo di no: peccato.























